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Le Migliori Cantine da visitare nelle Langhe (in Piemonte)

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Chi arriva nelle Langhe per la prima volta se ne accorge in mezz’ora di auto: le cantine sono ovunque. Nella sola zona del Barolo se ne contano diverse centinaia, altrettante si distribuiscono tra Barbaresco, Roero e Alta Langa, e quasi tutte hanno un cartello all’ingresso che invita a fermarsi. Con due o tre giorni a disposizione, il problema non è trovare una cantina: è scegliere quali.

La guida che segue raccoglie quattordici cantine da visitare nelle Langhe, selezionate con un criterio che vale la pena dichiarare subito. Alternare aziende grandi e piccole, nomi storici e realtà più giovani, zona del Barolo e zona del Barbaresco. Quattro degustazioni tutte nello stesso stile raccontano poco; quattro degustazioni diverse fanno capire come si lavora davvero sulle colline patrimonio UNESCO.

Vale anche la pena dire cosa non troverete in elenco. Alcune delle etichette più ricercate delle Langhe non ricevono visitatori privati: da Giacomo Conterno, a Monforte, non esiste una sala degustazione aperta al pubblico, e l’accesso passa quasi sempre da rapporti professionali. Le cantine che seguono, invece, accolgono gli ospiti sul serio.

Come organizzare un tour tra le cantine delle Langhe

Quasi tutte le aziende di cui parliamo sono realtà familiari da poche decine di ettari, dove ad accompagnarvi c’è spesso un membro della famiglia. Significa due cose: la prenotazione è obbligatoria quasi ovunque, e i posti finiscono presto. In ottobre, con la vendemmia e la fiera del tartufo bianco d’Alba, conviene muoversi con settimane di anticipo.

Prima di fissare gli appuntamenti conviene tenere presenti quattro cose:

  • Prenotate sempre, anche per un assaggio veloce: quasi nessuna di queste aziende tiene una sala aperta al pubblico senza appuntamento.
  • Costi: una degustazione guidata va dai 25 ai 55 euro a persona, con cifre più alte per le verticali e le annate d’archivio.
  • Massimo due cantine al giorno, un’ora e mezza ciascuna. Dopo la seconda i tannini iniziano a somigliarsi tutti.
  • Occhio alla domenica e ai mesi invernali: diverse realtà familiari chiudono o ricevono solo gruppi già confermati.

Un ultimo consiglio pratico: se il programma prevede più soste, mettete in conto un autista o spostatevi in bici elettrica e Vespa tra un paese e l’altro. Le distanze sono brevi, le strade curve e i controlli frequenti.

Se non avete chiaro cosa cambia tra le denominazioni che sentirete nominare in ogni cantina, una lettura sulle differenze tra Barolo, Barbaresco e Roero prima di partire cambia parecchio la qualità delle domande che farete.

Vietti ed Enrico Serafino, le cantine sorelle di Casa di Langa

Cantina Serafino

Credit Image: www.enricoserafino.it

Vietti, Castiglione Falletto

La cantina Vietti sta sul punto più alto del borgo medievale di Castiglione Falletto, dove Carlo Vietti la fondò alla fine dell’Ottocento. Quasi centocinquant’anni dopo si trova ancora lì, tra le case. Il salto arriva con Alfredo Currado: nel 1961 imbottiglia uno dei primi Barolo da singolo vigneto, il Rocche, e nel 1967 vinifica l’Arneis in purezza, salvando un bianco che nel Roero stava scomparendo. Dal 1974 alcune riserve escono con le Etichette d’Autore, firmate da artisti contemporanei: oggi sono materia da mostre, allora erano una stranezza.

Dal 2016 l’azienda appartiene alla famiglia Krause, la stessa a cui fa capo Casa di Langa. Si visita solo su prenotazione online, con turni fissi durante la giornata. Oltre alla degustazione classica c’è la Trekking Experience, una camminata tra le MGA Scarrone, Rocche e Villero; poco distante, in cima al paese, c’è anche una delle panchine giganti più fotografate della zona.

Enrico Serafino, Canale

Nel 1878 Enrico Serafino lasciò il Canavese e si stabilì a Canale, nel Roero, dentro le mura che ospitano l’azienda ancora oggi. Da allora sono passate oltre 147 vendemmie. Sotto la sede corrono le cantine sotterranee scavate nell’Ottocento, tuttora impiegate per l’affinamento del metodo classico: è lì che riposano le bottiglie di Alta Langa, la denominazione su cui la casa ha costruito la propria reputazione.

Il primato più citato è del 2011, quando Enrico Serafino mise in commercio ZERO, vendemmia 2004: il primo Pas Dosé della storia dell’Alta Langa. Accanto agli spumanti la produzione comprende Barolo, Barbaresco e Gavi, con vigneti distribuiti tra Langhe, Roero e Monferrato. Le visite si prenotano tutti i giorni su turni, dalla degustazione base a percorsi privati che pescano dalla collezione di annate storiche.

Le migliori cantine da visitare nella zona del Barolo

Gli undici comuni del Barolo DOCG stanno tutti dentro un raggio di dieci chilometri, eppure basta spostarsi da Serralunga a La Morra per trovare vini che sembrano venire da due regioni diverse. Le cinque cantine che seguono coprono quattro comuni e altrettante interpretazioni del Nebbiolo.

Giovanni Rosso, Serralunga d’Alba

cantina giovanni rosso

Credit Image: art-wine.eu

La cantina di Giovanni Rosso è in frazione Baudana, sotto il castello di Serralunga, e la guida Davide Rosso. Qui si producono alcune delle espressioni più severe del Nebbiolo: Barolo Serra, Cerretta, il Barolo del Comune di Serralunga e il Vignarionda Ester Canale Rosso, da uno dei cru più ambiti dell’intera denominazione.

Serralunga ha i suoli più poveri e compatti dell’intera denominazione, e si sente: sono Barolo che chiedono tempo, con tannini che al primo assaggio possono sembrare scontrosi.

La visita è tra le più complete della zona. Si scende in cantina con un sommelier, si assaggiano tre annate future di Barolo direttamente dalla botte e si chiude in sala con i vini in bottiglia, compreso un Etna Rosso: la famiglia ha infatti una seconda tenuta in Sicilia, sul versante nord del vulcano. Chi vuole spingersi oltre può salire in 4×4 fino al Vignarionda, con degustazione in vigna.

Gianni Gagliardo, La Morra

I Poderi Gianni Gagliardo occupano una cascina di metà Seicento in cima alla borgata Serra dei Turchi, con le sale di vinificazione scavate sotto la collina per sfruttare la temperatura costante e il movimento del vino per gravità. La famiglia coltiva vigne dal 1847, prima a Santo Stefano Belbo, poi a Diano d’Alba, infine a La Morra; il nome attuale arriva solo nel 1986, quando l’unica figlia di Paolo Colla sposa Gianni Gagliardo.

Oggi i Barolo nascono da dieci appezzamenti distribuiti in cinque comuni diversi, tra cui Monvigliero, Lazzarito Vigna Preve, Fossati, Mosconi e Castelletto. È ciò che rende la degustazione interessante: si assaggiano cru lontani tra loro, spesso accanto a bottiglie dell’Archivio Storico aziendale. Si visita su appuntamento, e la terrazza panoramica da sola vale la deviazione.

G.D. Vajra, Barolo

cantina vajra

Credit Image: italysfinestwines.it

G.D. Vajra nasce nel 1972 da una scelta controcorrente: Aldo Vaira, cresciuto a Torino, torna a coltivare le vigne dei nonni a Vergne, la frazione più alta del comune di Barolo, negli anni in cui tutti se ne andavano. Sarà tra i primi in Piemonte a lavorare in biologico, prima che diventasse un argomento di marketing.

La cantina è una delle poche in Langa dove il Nebbiolo convive con Riesling, Freisa e Moscato: la biodiversità qui è una posizione dichiarata, non un dettaglio. Dal Bricco delle Viole, vigna alta e ventilata, esce un Barolo di grazia più che di potenza. Aldo, la moglie Milena e i figli Giuseppe, Francesca e Isidoro hanno inoltre in gestione la storica Luigi Baudana a Serralunga. Visite tutti i giorni su prenotazione, con percorsi che partono da quattro vini.

Azelia, Castiglione Falletto

Nella sala degustazione di Azelia c’è un grande orologio a pendolo costruito a mano dal nonno di Luigi Scavino, cassa e ingranaggi compresi. Luigi lo carica ogni mattina. Il dettaglio dice parecchio di come si lavora in questa azienda familiare fondata nel 1920 dal cavalier Lorenzo Scavino, arrivata alla quinta generazione con il figlio Lorenzo.

Sedici ettari, otto etichette, fermentazioni con lieviti indigeni e uve esclusivamente di proprietà. I vigneti si dividono tra Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba, con i cru San Rocco e Margheria, comprati dal padre negli anni Novanta proprio per avere entrambe le anime del Barolo in cantina. Luigi è cugino di Enrico Scavino di Paolo Scavino: le due famiglie condividono da sempre la collina del Fiasco. Si visita su appuntamento e spesso ad accogliervi ci sono Luigi e la moglie Lorella.

Mauro Molino, La Morra

cantina mauro molino

Credit Image: mauromolino.com

La storia di Mauro Molino comincia nel 1982, quando decide di vinificare e imbottigliare in proprio le uve di famiglia invece di conferirle alla cooperativa, come faceva il padre dal 1953. Il primo vino fu il Barolo della vigna Conca, un anfiteatro che apparteneva all’antico convento di Mercenasco e resta la punta di diamante aziendale.

Oggi in azienda ci sono Matteo, che segue vigna e cantina, e Martina, che cura comunicazione ed export: circa venti ettari all’Annunziata di La Morra e cinque Barolo diversi, tra cui Bricco Luciani, La Serra e il Gallinotto, da una vigna nella MGA Berri a quota 400 metri a lungo sottovalutata. La nuova sala degustazione è aperta dal lunedì al sabato; il preavviso, telefonico o via mail, è gradito.

Le migliori cantine da visitare nella zona del Barbaresco

Chi arriva dalla zona del Barolo trova un paesaggio simile e vini diversi. Le differenze che contano sono quattro:

  • Superficie: la denominazione del Barbaresco occupa circa un terzo di quella del Barolo.
  • Comuni: Barbaresco, Neive e Treiso, più una porzione del territorio di Alba.
  • Affinamento: due anni prima dell’uscita in commercio, contro i tre del Barolo.
  • Stile: il Nebbiolo matura qualche giorno prima e i vini risultano più immediati, spesso più sottili.

Le quattro cantine del Barbaresco che seguono stanno tutte a un quarto d’ora l’una dall’altra.

La Casetta del Castello di Neive

cantina castello neive

Credit Image: castellodineive.it

Il Castello di Neive è un palazzo settecentesco che domina uno dei borghi più belli delle Langhe, di proprietà della famiglia Stupino dal 1964. Dei sessanta ettari della tenuta, ventisei sono a vigneto e venti a nocciolo. Il vigneto Santo Stefano compare già nel cabreo della proprietà del 1742 ed è di fatto un monopolio: da lì escono un Barbaresco e una Barbera che portano lo stesso nome.

Dal 2016 le visite si svolgono a La Casetta, la settecentesca abitazione ristrutturata nel giardino del castello. Si percorrono le cantine storiche e gli infernot, poi si degusta: quattro o cinque vini a seconda del percorso, con Barbaresco Classico, Gallina e Santo Stefano, accompagnati da nocciole tostate. In gamma c’è anche uno spumante metodo classico da Pinot Nero, vitigno che a Neive ha una tradizione più antica di quanto si immagini.

Ca’ del Baio, Treiso

Treiso è il più piccolo e il più alto dei paesi del Barbaresco, quello che si rischia di attraversare senza accorgersene. Ca’ del Baio è lì dal 1870, quando Giuseppe Grasso vi si trasferì; il nome, in dialetto, indica la casa del cavallo baio. Nel 1965 Ernesto vinificò per la prima volta separatamente le uve di Vallegrande, un gesto che allora facevano in pochissimi. Lo stesso avvenne per Asili nel 1988 e per Pora nel 2004.

Trenta ettari, quattro cru di Barbaresco e una gamma che comprende anche un Riesling, passione dichiarata della famiglia. A condurre l’azienda sono Giulio e Luciana con le tre figlie Paola, Valentina e Federica, quarta generazione: sono loro, quasi sempre, a portarvi in bottaia. La visita si prenota e vale programmarla al tramonto, quando la Vallegrande alle spalle della cascina si accende.

Albino Rocca, Barbaresco

cantine albino rocca

Credit Image: albinorocca.com

In strada Ronchi, appena fuori dal paese di Barbaresco, Albino Rocca racconta quattro generazioni: Giacomo che a metà anni Quaranta vendeva le uve, Albino che negli anni Sessanta fondò l’azienda vera e propria, e soprattutto Angelo, scomparso nel 2012, uno degli innovatori che cambiarono la sorte del Nebbiolo. Fu tra i primi a usare la barrique nel 1986, tra i primi a vinificare separatamente i cru alla fine di quel decennio, e nel 2004 tornò alle botti grandi cercando più eleganza.

Oggi la cantina è nelle mani delle figlie Daniela, Monica e Paola. Venti ettari distribuiti tra Barbaresco, Neive e San Rocco Seno d’Elvio, con i cru Ovello Vigna Loreto, Ronchi e Montersino. Su richiesta si organizzano degustazioni verticali di Barbaresco su più annate: è il modo migliore per capire quanto conta il tempo in questa denominazione. Prenotazione consigliata, dal lunedì al sabato.

Marchesi di Grésy, Barbaresco

La Martinenga è un anfiteatro naturale di circa dodici ettari esposto a sud, a mezza costa tra il paese di Barbaresco e il Tanaro, e appartiene alla famiglia di Grésy dal 1797. È una menzione geografica in monopolio: nessun altro può scriverla in etichetta. Per quasi due secoli le uve furono vendute, e tra gli acquirenti più assidui c’era Bruno Giacosa, che passava a controllarle di persona.

Nel 1973 Alberto di Grésy decise che era ora di mettere il suo nome sulla bottiglia e nacquero le Tenute Cisa Asinari. Dalla Martinenga escono tre Barbaresco, tra cui le riserve Gaiun e Camp Gros. L’azienda conta quattro tenute tra Langhe e Monferrato, per una quarantina di ettari complessivi, comprese Monte Aribaldo a Treiso e due proprietà nell’alessandrino.

La visita comincia con una passeggiata tra i filari della Martinenga, prosegue in barricaia e si chiude in sala degustazione. Le proposte vanno dai quattro vini della formula classica alla verticale su cinque annate con le due riserve, tutte su prenotazione. Se avete un solo appuntamento a Barbaresco e volete capire perché di questa collina si parla da due secoli, è qui che conviene spenderlo.

Cantine che attraversano Barolo, Barbaresco e Alta Langa

Un piccolo gruppo di aziende lavora contemporaneamente nelle due denominazioni del Nebbiolo, a volte aggiungendo anche il metodo classico dell’Alta Langa. Sono le cantine ideali per una prima visita: in un’ora e mezza si assaggia il confronto che altrove richiederebbe due giorni e tre appuntamenti.

Ceretto, Alba

Se avete una sola mattinata e la base è Alba, Ceretto è la scelta più comoda: la Tenuta Monsordo Bernardina è in località San Cassiano, a pochi minuti dal centro. È anche la cantina più riconoscibile delle Langhe, grazie all’Acino, la bolla di vetro sospesa sulle vigne costruita nel 2009, a cui si arriva attraversando le bottaie.

Fondata nel 1937, la famiglia coltiva oggi circa 170 ettari tra Langhe e Roero, con cru come Bricco Rocche a Castiglione Falletto e Bricco Asili a Barbaresco. Fuori dal vino, i Ceretto hanno lasciato il segno anche altrove: la Cappella del Barolo alle Brunate, dipinta nel 1999 da Sol LeWitt e David Tremlett, e i ristoranti albesi La Piola e Piazza Duomo, tre stelle Michelin con Enrico Crippa. Il wine shop è accessibile senza prenotazione dalle 10 alle 18, mentre visite e degustazioni vanno riservate online.

Piazzo Comm. Armando, Alba

cantine piazzo comm armando

Credit Image: langhe-experience.it

A cinque minuti dal centro di Alba, in frazione San Rocco Seno d’Elvio, la cantina Piazzo nasce da una scommessa degli anni Sessanta: Armando Piazzo e Gemma Veglia decisero di restare in una Langa che allora si spopolava e di puntare tutto sul Nebbiolo. Il primo Barbaresco arriva nel 1979, il primo Barolo nel 1985.

Oggi l’azienda conta oltre 70 ettari, il 60% dei quali a Nebbiolo, con vigne anche a Mango, Neviglie, Guarene e Novello. La gamma copre Barolo, Barbaresco (dal Pajorè di Treiso alla riserva Vigna Giaia, dal cru Nervo), Barbera, Roero Arneis e Alta Langa. La visita ha una particolarità che gli appassionati apprezzano: si assaggiano i vini in affinamento con una verticale da botte e da bottiglia, per seguire l’evoluzione passo per passo. In azienda ci sono Marina, il marito Franco e i figli Simone e Marco.

Castello di Verduno

Il castello che domina Verduno fu acquistato nel 1838 da Carlo Alberto di Savoia, che ne affidò le vigne al generale Staglieno, enologo prima che militare. La famiglia Burlotto ne divenne proprietaria nel 1909 e nel 1953, di ritorno da 15 anni in Eritrea, il commendator Giovanni Battista vi accolse i primi 15 ospiti. Da allora il Castello di Verduno è insieme albergo, ristorante, cantina e agriturismo, gestito dalle famiglie delle tre figlie del commendatore.

I vigneti si dividono tra Verduno, dove nascono il Barolo Massara e il Monvigliero, e Barbaresco, con parcelle nel Rabajà, Rabajà-Bas e Faset: due denominazioni sotto la stessa etichetta, cosa non frequente. C’è poi il Verduno Pelaverga, rosso leggero e speziato di cui l’azienda possiede il primo vigneto in purezza mai impiantato nella zona. Da provare la degustazione nell’infernot, la piccola camera sotterranea senza luce né aerazione da cui escono le bottiglie più antiche della casa. Chi vuole allungare la sosta può fermarsi a pranzo all’agriturismo Ca’ del Re, dove i vini della cantina accompagnano un menù di cucina piemontese. Verduno, del resto, è l’estremità nord della zona del Barolo, a due passi dal Tanaro: un microclima diverso dal resto della denominazione, e vini più profumati che potenti.

Tre itinerari tra le cantine, in base ai giorni a disposizione

Da Barolo a Barbaresco si viaggia mezz’ora scarsa, ma le strade sono strette e nei fine settimana d’autunno i tempi si allungano. Tre combinazioni collaudate:

  • Una giornata, base ad Alba: Ceretto in mattinata, Piazzo o Albino Rocca nel pomeriggio. Tre indirizzi a pochi chilometri dal centro, con entrambe le denominazioni rappresentate.
  • Un weekend: sabato nella zona del Barolo, con G.D. Vajra a Vergne e Azelia o Giovanni Rosso; domenica nel Barbaresco, con Ca’ del Baio a Treiso e il Castello di Neive.
  • Tre giorni o più: aggiungete La Morra con Gianni Gagliardo e Mauro Molino, la Martinenga dei Marchesi di Grésy, il Castello di Verduno per il Pelaverga e una puntata nel Roero da Enrico Serafino per l’Alta Langa.

Con il terzo programma avrete assaggiato Nebbiolo da otto comuni diversi, che è poi il modo in cui i produttori stessi imparano a leggere il territorio.

Assapora il meglio delle Langhe con Casa di Langa

Quattordici cantine sono più di quante se ne possano visitare in un weekend, ed è voluto. Sceglietene tre o quattro tenendo insieme le due denominazioni e due dimensioni aziendali diverse: il confronto tra un Barolo di Serralunga e un Barbaresco di Treiso, assaggiati a poche ore di distanza, insegna più di qualsiasi manuale.

Tra una visita e l’altra, Casa di Langa è un buon punto d’appoggio: siamo a Cerretto Langhe, in posizione comoda sia verso Alba sia verso i paesi del Barolo. Ogni giorno la Wine Academy propone incontri per approfondire i vitigni piemontesi, comprese le degustazioni al buio, con gruppi ristretti che lasciano spazio alle domande.

La nostra carta vini cambia con le stagioni e segue le nuove annate del territorio. La trovate al Sorì Cocktail Bar e al Fàula Ristorante, dove gli abbinamenti partono dai piatti della cucina di Langa. E se dovete ancora decidere il periodo, l’autunno resta la stagione delle vendemmie e del tartufo, ma la primavera regala cantine più tranquille e vignaioli con più tempo per raccontarsi.

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Svegliarsi immersi nelle dolci colline piemontesi, dove l’orizzonte si perde tra vigneti e cieli infiniti: tutto questo è Casa di Langa. Un rifugio sostenibile che fonde lusso e natura, dove gustare la cucina del Fàula Ristorante, sorseggiare vini pregiati, abbandonarsi al relax della Lelòse Spa e molto altro ancora.

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