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Le morbide colline verdeggianti che scolpiscono il territorio piemontese ne fanno da sempre terra prediletta per la vite, al pari dei più celebri distretti vitivinicoli d’Oltralpe. Culla di vini dal fascino intramontabile, la regione detiene insieme alla Toscana il titolo di emblema del vino nel Belpaese. Le sue terre conservano i segni di una storia millenaria legata allo sviluppo della viticoltura, un patrimonio secolare che il Piemonte tutela e valorizza con orgogliosa dedizione, rendendolo simbolo di eccellenza apprezzata in tutto il mondo.

Con 16 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG) e 42 denominazioni di origine controllata (DOC), il Piemonte può contare su una gamma enologica di assoluta eccellenza, capace di soddisfare anche i palati più esigenti e gli spiriti più curiosi. Dietro ogni bottiglia si cela una narrazione stratificata che intreccia la ricchezza del territorio con la maestria dell’uomo.

La storia della viticoltura piemontese

La viticoltura in Piemonte ha origini antichissime, risalenti almeno al VI secolo a.C., quando le popolazioni celto-liguri cominciarono a coltivare la vite in questa terra feconda, un’arte che fiorì ulteriormente con i Romani, veri e propri divulgatori delle tecniche viticole che avrebbero plasmato il futuro del Piemonte. Con l’avvento del Medioevo, il paesaggio piemontese venne mappato secondo le vocazioni vinicole delle sue zone, con una particolare rilevanza data dai canonici a Casale Monferrato nel VII secolo, che intensificarono la coltivazione del vitigno barbesino, oggi noto come grignolino.

Il Nebbiolo, colonna portante della viticoltura regionale, trovò la prima menzione storica nel 1268. La sua crescita fu dettagliatamente documentata da Pietro de’ Crescenzi nel XIV secolo, segnando l’ascendente reputazione dei vini di Nebbiolo che, nel XVI secolo, sotto l’egida di Mercurino Arborio di Gattinara, guadagnarono fama in tutto il continente europeo.

L’epopea vinicola del Piemonte proseguì nel XIX secolo con la nascita di leggende enologiche come il Barolo e il Barbaresco. Fu un’epoca di rigorose battaglie contro le frodi vinicole, culminate nella definitiva demarcazione delle zone di produzione del Barolo nel 1909. Tuttavia, il XX secolo portò con sé sfide immense: la fillossera, la devastazione causata dalla Prima Guerra Mondiale e un’ondata di emigrazione che minacciarono l’eredità viticola regionale. Nonostante ciò, la Seconda Guerra Mondiale fu seguita da una rinascita, simboleggiata dall’annata leggendaria del 1947.

Negli anni ’80, una rivoluzione nella vinificazione prese piede con il ritorno alla terra di una nuova generazione di vignaioli, i quali introdussero innovazioni nello stile e nella produzione, soprattutto del Barolo e della Barbera d’Asti. Questo periodo vide anche l’acceso dibattito tra tradizionalisti e innovatori, in particolare sulla questione dell’uso delle barriques, che gradualmente trovò una sua armonizzazione.

La storia della viticoltura in Piemonte è un racconto di passione, innovazione e resilienza, una narrazione che continua a evolversi, sorretta dall’eterno legame tra la terra e la sua gente.

Vitigni e caratteristiche principali

La straordinaria varietà vitivinicola del Piemonte nasce da un felice connubio secolare tra le peculiari caratteristiche dei territori e la sapienza dei suoi coltivatori. La regione si distingue per la qualità e molteplicità dei vitigni, molti dei quali autoctoni e profondamente legati alle sue fertili terre.

Scopriamo insieme alcuni dei principali attori di questo affascinante mosaico enologico.

Barbera

Ampiamente coltivato in Piemonte, ma anche in Lombardia e Veneto, questo vitigno a bacca nera si è guadagnato l’ammirazione di produttori e consumatori per la sorprendente poliedricità. Capace di dare vita a vini dallo stile camaleontico, spazia da fresche ed effervescenti versioni giovani a nettari strutturati e complessi degni di lunghi affinamenti. Le sue etichette si contraddistinguono per vivaci sentori di ciliegia e prugna uniti a volte a speziate note di cioccolato, ben evidenti specialmente nei vini affinati in barrique.

Il vitigno ha una storia antichissima, con le prime attestazioni che risalgono al XIII secolo a Casale Monferrato. È cresciuto in importanza nel corso dei secoli, diventando uno dei principali vitigni della regione. Contribuisce così a una vasta gamma di denominazioni DOCG e DOC, come la Barbera d’Asti e la Barbera del Monferrato, dove si esprime in etichette che variano in percentuali di purezza, a seconda delle regolamentazioni locali.

Dolcetto

Il Dolcetto vanta da secoli un posto di rilievo tra i vitigni piemontesi, grazie alla grande bevibilità dei vini che produce. Nonostante il nome, che potrebbe trarre in inganno, questo vitigno dà vita a nettari secchi dal carattere schietto e immediato, di colore rosso rubino, a volte con riflessi violacei.

I vini possono presentarsi in versioni dai toni prevalentemente giocosi e avvolgenti, oppure in altre dagli accenti più strutturati e possenti, sempre connotate da una bassa acidità. Dominano gli aromi di ciliegia e lampone maturo, arricchiti da delicate note di liquirizia e mandorla tostata che lo rendono godibile anche in gioventù.

In termini storici, l’origine del Dolcetto è contesta tra Monferrato e la Liguria, con testimonianze che risalgono almeno al XVIII secolo. Anche l’etimologia del nome è incerta: in molti ritengono che derivi dalla dolcezza delle uve mature, mentre altri ne riconducono l’origine a “dosset”, termine piemontese per “bassa collina”.

Nebbiolo

Re indiscusso dei vitigni piemontesi, il Nebbiolo dà vita a vini leggendari come il Barolo e il Barbaresco. Il nome evoca le nebbie che avvolgono le colline in autunno durante la vendemmia, preannunciandone l’unicità.

La vera eccellenza del Nebbiolo si manifesta nella capacità di assorbire e riflettere le infinite sfumature del terroir di origine, con variazioni significative tra i diversi cru. La sua area di coltivazione si estende principalmente nelle colline delle Langhe e del Roero, abbracciando anche il Canavese e il Vercellese, e persino estendendosi al di là dei confini piemontesi in zone come la Valtellina e la Valle d’Aosta, dove è conosciuto con nomi locali come Chiavennasca e Picotendro.

Il Nebbiolo fiorisce nei primi di giugno, mentre la sua uva matura in ottobre, spesso tra le nebbie dense che ne caratterizzano il nome. Le uve, raccolte spesso all’apice della loro espressione aromatica, danno vita a vini che, con il giusto invecchiamento, svelano una complessità di aromi che evolvono da note fruttate e floreali fino a toni più speziati e terrosi.

Moscato

Il Moscato, vitigno di antiche origini mediorientali, si è insinuato nel tessuto viticolo italiano grazie ai coloni greci, che hanno introdotto questa varietà durante l’espansione delle colonie della Magna Grecia. La varietà più pregiata, il Moscato Bianco, citato già nei testi romani come Apicae o Apianae, deve il suo nome all’intenso profumo che ricorda il muschio, caratteristica che ne fa unico il bouquet.

La diffusione del Moscato al nord Italia e in tutta Europa fu significativamente influenzata dai commerci veneziani nel Medioevo, periodo durante il quale il vitigno ha iniziato a farsi strada nei vigneti di molte regioni italiane. In Piemonte, il Moscato Bianco viene coltivato prevalentemente nelle province di Asti e Alessandria, dando vita al Moscato d’Asti, uno spumante dolce e aromatico, leggermente frizzante.

Erbaluce

Tra i vitigni piemontesi che arricchiscono la diversità enologica della regione, l’Erbaluce si distingue per il ruolo storico e la notevole versatilità. Originario del Canavese, questo vitigno a bacca bianca riesce a produrre una gamma impressionante di vini: da quelli secchi e cristallini a quelli dolci e spumanti, in un ampio spettro di sapori e texture che lo rendono unico nel suo genere.

Documentato per la prima volta nel 1606 dal gioielliere Giovan Battista Croce, l’Erbaluce ha radici storiche che si riflettono in una coltivazione tradizionale sotto forma di pergola nel Canavese, anche se oggi sono adottate anche altre metodologie. Il vitigno produce grappoli non molto compatti, una caratteristica che aumenta la sua resistenza alla muffa grigia e lo rende ideale per l’appassimento. Gli acini, di media grandezza e di un colore giallo-ambrato che può virare al rosato con l’esposizione al sole, possiedono una buccia pruinosa, trasparente e di medio spessore che contribuisce alle sue peculiari caratteristiche organolettiche.

L’Erbaluce si esprime in purezza nei vini storici canavesani, tra cui spiccano la DOCG Erbaluce di Caluso passito ed Erbaluce di Caluso spumante, nonché le DOC Canavese bianco, Colline Novaresi bianco e Coste della Sesia bianco.

Scopri la Wine Academy di Casa di Langa

Attraverso queste bottiglie, il Piemonte racconta la sua storia, la sua terra e la passione delle persone che, generazione dopo generazione, hanno perfezionato l’arte della viticoltura in queste terre straordinarie.

Casa di Langa si trova al centro di un mondo enologico ricco e variegato, pronto a essere conosciuto. Ogni giorno, la Wine Academy propone tre tipi di degustazioni, che spaziano da una panoramica sulla cultura vinicola locale a degustazioni al buio personalizzate. Tali esperienze sono progettate per garantire un’interazione intima e arricchente, grazie anche al numero limitato di partecipanti per ogni sessione.

Con una carta dei vini che cambia regolarmente per riflettere le nuove scoperte e selezioni stagionali, offriamo ai nostri ospiti l’opportunità di assaporare il meglio della produzione locale in un contesto raffinato e accogliente: ad attendervi, il Sorì Cocktail Bar e il Fàula Ristorante, dove i vini vengono accompagnati da piatti che esaltano la ricchezza gastronomica del Piemonte.

Casa di Langa Blog

Svegliarsi immersi nelle dolci colline piemontesi, dove l’orizzonte si perde tra vigneti e cieli infiniti: tutto questo è Casa di Langa. Un rifugio sostenibile che fonde lusso e natura, dove gustare la cucina del Fàula Ristorante, sorseggiare vini pregiati, abbandonarsi al relax della Lelòse Spa e molto altro ancora.

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